L’alcolismo non è solo una malattia della persona, ma è anche una malattia della famiglia, ossia l’alcolismo di un membro coinvolge tutti i familiari, tutti si ammalano. Si parla spesso della relazione di coppia con un alcolista, in che modo la malattia colpisce il coniuge “sano” ma, i figli degli alcolisti come vivono questa situazione?.

A questo proposito vorrei occuparmi in particolare di questi ultimi, quali sono i loro sentimenti, le loro sensazioni ma soprattutto cosa comporta crescere con un genitore alcolista. In una famiglia colpita dall’alcolismo, necessità e pretese dell’alcolista passano avanti a tutte le altre esigenze.

Preoccupati per l’alcolista, i familiari possono essere talmente esausti, stremati, irritati da non riuscire a provvedere anche ai bisogni dei figli. Questi, a volte, cercano di aiutare la famiglia standosene buoni e tranquilli, senza mai chiedere niente; diventano maestri nell’arte di scomparire nell’angolo più remoto della casa, andando da un amico o rendendosi invisibili in mezzo alla gente, mentre quelli che “si sono perduti” hanno perso anche il senso di se stessi e hanno finito per convincersi che i loro bisogni non contavano niente.

Altri sono diventati come camaleonti, cambiando personalità per adattarsi agli ambienti e alle situazioni. Questi bambini si imbattono spesso nella incapacità dei genitori a fornire le cure adeguate, a concentrarsi sui bisogni dei figli, specie quando questi presentano esigenze particolari.

L’ambiente della famiglia alcolista è poco strutturato e ciò porta i bambini ad apprendere precocemente la gestione autosufficiente della propria esistenza, fino ad assumere compiti che spetterebbero ai genitori, saltando le tappe dell’infanzia; in apparenza già grandi, capaci e responsabili fin dall’infanzia, ma, a lungo andare, sofferenti e inquieti.

L’offesa della relazione con i genitori lascia spazio e privilegio alla soddisfazione dei bisogni individuali, rinforza l’egocentrismo, ostacola lo sviluppo morale, favorisce irrealistiche aspettative di autosufficienza.

La crescita in una casa con un genitore alcolista infligge cicatrici ai bambini così forti che conducono spesso nella vita adulta a problemi coniugali, depressione emozionale, instabilità professionale, insoddisfazione lavorativa. Essere figli di un dipendente aumenta la probabilità di essere , crescendo, un dipendente a sua volta, di sposarne uno o entrambe le cose, con questo perpetrando il ciclo.

Recentemente ho effettuato un’intervista ai figli con genitori alcolisti partecipando al XIX Raduno Nazionale degli Alcolisti Anonimi a Rimini.

Riportando alcune di quelle che sono state le domande e le loro risposte ho constatato tutto ciò che finora ho affermato. Alla domanda “Come ha condizionato le sue scelte l’essere figlio/a di un alcolista: scelte scolastiche, lavorative, relazioni interpersonali (amicizie, ecc…)” molti hanno dichiarato che l’alcolismo ha condizionato tutta la loro vita e in modo particolare le relazioni interpersonali.

Sono ragazzi che si descrivono come persone insicure, con poca autostima e piene di rabbia: “Dovevo essere brava per non dare problemi… dovevo essere come mi volevano… mi sentivo invisibile…”.

Una ragazza sostenne che l’alcolismo non ha condizionato le sue scelte ma piuttosto la motivazione a portarle a compimento e un ragazzo affermò che colui che ha condizionato le sue scelte non è stata la madre bevitrice ma piuttosto il padre autoritario.

“Quali sentimenti ha nei confronti del suo familiare nei diversi momenti del problema (durante l’alcolismo attivo del suo familiare, durante la sobrietà, …)?”.

Rabbia, risentimento, paura, pietà, compassione, intolleranza, odio, angoscia, ansia, repulsione, voglia di fuggire, desiderio di fargliela ripagare, disprezzo, solitudine, pena, sensi di colpa e impotenza; questi sono sentimenti che i ragazzi provano durante l’alcolismo attivo del proprio genitore. Con la sobrietà le cose non cambiano totalmente o addirittura per niente, c’è solo un riavvicinamento che anche se minimo è pur sempre una cosa grande per coloro che hanno vissuto anni e anni di alcolismo.

Molti definiscono “umani” i sentimenti che provano durante la sobrietà; comprensione, cortesia, rispetto. Alcuni odiavano il proprio genitore alcolista perché era l’altro che gli insegnava ad odiarlo; altri odiavano più che altro i genitori non malati perché avevano “indossato” un carattere aggressivo e autorevole, senza capire poi che anche questo genitore soffre e ha bisogno d’aiuto, perché l’alcolismo colpisce tutta la famiglia, “…la nostra malattia…”.

Il genitore non alcolista può creare dei problemi; come risultato della sua preoccupazione per il problema del bere, può capitare che i ragazzi vengono trascurati, il genitore diventa irritabile, incoerente, insistente, confuso.

Potrebbe cercare di indurli ad aiutarlo a controllare l’alcolista sorvegliandolo, restando in silenzio per non disturbarlo, andando a prenderlo al bar, dicendo bugie anche per nascondere il problema ai vicini.

L’alcolismo ha impedito ai loro genitori di essere modelli d’amore, e certe volte li hanno trasformati in modelli di paura. Rispetto al ruolo che assumono quando si trovano in casa con i loro genitori, molti hanno affermato di assumere un ruolo mancante, oppure chi assume la figura di coniuge per il proprio genitore o addirittura un ruolo da genitore per i propri familiari compresi fratelli e sorelle.

Coloro che mantengono un ruolo da figlio/a in cambio hanno troppe responsabilità, si sentono cresciuti e maturi troppo presto, l’importante é di non creare ulteriori problemi. Altri assumono un ruolo di mediatore e di conciliatore nelle frequenti discussioni in casa.

Fuori di casa, nei posti di lavoro o con gli amici tendono ad isolarsi non sentendosi all’altezza di ogni situazione, alternano stati d’animo positivi e negativi cercando di essere una brava persona: “… cerco di mettermi in condizioni tali da non dare fastidio… faccio elemosina di affetto… faccio entrare nel mio mondo chi voglio… assumo un ruolo da crocerossina… sento di avere una marcia in meno…”.

Alla domanda “In che modo pensa che la sua storia possa influire sul suo futuro?”. La maggior parte di loro afferma che tutto ciò influenzerà il proprio futuro ma non solo negativamente, bensì positivamente: “… positivamente, perché ogni esperienza racchiude qualcosa di buono se lo si sa trovare… non guarisco dalla malattia che ha colpito la mia famiglia ma sento di essere un uomo migliore… la mia storia sono io… gli errori del passato sono un’ ottima base per un futuro sereno…”.

Molti hanno paura di ripetere il copione familiare e soprattutto di trasmetterlo poi ai propri figli, altri hanno il timore di sposare un alcolista perché senza volerlo si sentono attirati dalle persone bisognose di aiuto; nonostante ciò la voglia di vivere c’è, e anche se si ha un’idea sbagliata di rapporto familiare l’importante è che questi ragazzi hanno la consapevolezza che devono lavorare su se stessi e guardare le difficoltà come opportunità per crescere e non più per abbattersi.

La difficoltà per un figlio che cresce in tale situazione, è quello di poter esprimere se stesso, poiché le proprie spinte verso l’autonomia vengono più spesso frustrate. Il profondo sentimento di vergogna di un figlio, lo può indurre a negare l’alcolismo del genitore, è legato all’intento di preservarne un’immagine buona, forte, non svilita, che possa fungere da punto di riferimento per la propria crescita.

A questo seguono delusioni e mancanze affettive, si viene a creare un “vuoto affettivo” cui non si può reagire e “va colmato subito”. Dalle testimonianze che ho avuto tramite le interviste, molti hanno colmato quel vuoto tramite l’uso di sostanze stupefacenti, altri sono caduti in depressione e il timore più grande è stato quello di diventare essi stessi alcolisti. La maggior parte di loro ha trovato la speranza nei gruppi di auto aiuto, con il recupero hanno trovato la forza e la voglia di vivere una vita serena.

Ho capito grazie a loro che conoscendo la malattia dell’alcolismo, accettandola e capire come è fatto il suo mondo ci sarà speranza per ognuno di essi. “Nessuno ha colpa”; è difficile ammetterlo quando vedi la vita cadere a pezzi, quando provi un odio per tutte le persone che ti stanno accanto, un odio che ti fa vedere solo ciò che realmente accade senza capire ciò che sta dietro a questo comportamento.

La rabbia è il sentimento dominante e ti segue anche nella sobrietà dell’alcolista, è difficile essere razionali quando vedi che chi detta le regole “del gioco” è l’alcol e per reagire bisogna capire e accettare il proprio etilista.

Mi rendo conto che leggere queste righe fa scaturire idee abbastanza pessimiste e drammatiche; purtroppo questa è la situazione in cui si vengono a trovare e che devono affrontare i ragazzi che hanno un genitore alcolista, ma di fronte a tutto ciò la speranza esiste; lavorando su se stessi questi ragazzi vedranno la luce in fondo al tunnel.

Molti dei ragazzi che ho conosciuto partecipano ai gruppi di auto aiuto e per essi la cosa più importante è quella di non aver timore e di non vergognarsi a chiedere aiuto per se stessi; di fronte alla propria situazione hanno costruito una propria forza interiore, sono riusciti a correggere i loro atteggiamenti, ad essere gentili con il proprio alcolista e a distaccarsi dal problema con l’unico scopo di stare bene e sereni; hanno capito che è arrivato il momento di pensare a loro stessi e accettare le cose che non possono cambiare.