È da un po’ di anni che si parla di stile vita come modalità vincente per la prevenzione delle malattie degenerative, ma se al fumo non si attribuisce ormai più nessun vantaggio salutare, (solo all’eroe di Daniel Defoe, Robinson appunto, si permetterebbe la cura della febbre coi suffumigi di tabacco), per alcool e cibo invece siamo facile preda del mondo mediatico che ci pone all’ingrasso come polli d’allevamento.

Infatti il fumo è denigrato come abitudine dannosa da tutti, ma la società inneggia continuamente al cibo, così a cadere in questo eccesso di offerta, sono generalmente i più indifesi.

L’offerta di cibo insipido e colloso a basso prezzo ci farà diventare senza mandibole secondo alcuni antropologi, visto che ognuno finisce con lo scegliere quello più facile da masticare e propagandato come appetibile. La gente non si accorge neanche più che certi sapori non stanno bene insieme, tanto è l’abitudine di mettere insieme coca cola con pizza e maionese con patate fritte. Ma qui non volevano fare la parte del Savonarola dei consumi alimentari perché proibire soprattutto a certe età, ma forse a tutte, crea l’effetto contrario e inoltre è arduo far da contraltare alla grancassa televisiva che trasforma il nostro bisogno di cibo in desiderio irrefrenabile di cibo industriale.

Quando faccio ragionare i miei piccoli pazienti su come una nota marca di gelato ha trasformato l’innocuo cremino (gelato con bastoncino) degli anni 60: 50 grammi di semplice gelato alla crema glassato di cioccolato fondente (ricordo che appartengo a quella generazione che ricorda come il gelato non si consumasse in inverno) nel suo equivalente maxi (il magnum appunto), che farebbe sicuramente le calorie di un mezzo pranzo da solo, rimangono sorpresi.

Infatti, è divorato come frutto proibito ed in edizione limitata, ci fan sapere, da ignari adolescenti che per priorità lo preferiscono al sesso (sicuro?) e corrono poi a consumare il tempo in palestra per tentare di bilanciare i conti, meschini.

Alcool e cibo si danno spesso la mano nella girandola degli eccessi serali dei nostri giovani annoiati che anziché i chilometri e le attese per un teatro o un concerto consumano in pasti arrangiati in fantomatiche enoteche dove il vino viene osannato e incensato col cibo più diverso; ma spesso è troppo e a sproposito, nel senso che vi è consumato in orari antidigestivi con abbinamenti davvero poco ortodossi in attesa delle ore piccole che van tanto di moda.

Tutto questo per dire che chi ha problemi col cibo, si ritrova veramente svantaggiato in questa società perché la fonte dei suoi mali, il cibo appunto, non è che sia demonizzato come tabacco o droga, ma è continuamente offerto e rappresenta spesso unico modalità di incontro ludico e di piacere.

Per l’acool la propaganda è più sottile, ma i pochi studi sui vantaggi del vino vengono reiterati e ingigantiti e non si comprende perché chi si occupa di salute non debba candidamente affermare che sono di più gli svantaggi rispetto ai vantaggi e che senza il delizioso nettare si possa tranquillamente vivere.

Ciò che la gente non distingue è la differenza tra il messaggio semplice chiaro alla popolazione che una agenzia pubblica dovrebbe proporre (ma dov’è?) e il martellamento di articoli riportati come scientifici sui vantaggi di questo o quello.

Per la psicologia credo che il paragone tra il desiderio irrefrenabile di alcool o cibo o sostanze eccitanti, il “craving” appunto, sia sta fatta da tempo con la differenza che le occasioni di eccedere nel cibo sono molto di più, in una società che da una parte incensa la magrezza e la gioventù “per sempre”, dall’altra fornisce cibo a basso costo, nutriente e appetibile, ma tale che non ce ne sazi mai, come in una continua abbuffata.

Pensate che queste osservazioni possano portarci a lodare il passato e il cibo del buon selvaggio? Affatto, semplicemente cerchiamo di essere tutti consapevoli delle dinamiche che ci portano agli eccessi,anche se questi per i giovani, ma non solo, sono sempre occasione di grande fascino e attrazione.

Largo allora ai cibi della primavera, colorati, germogliati, dal verde tenue o acido che stimola la fantasia di stilisti e chef, ricchi di nutrienti, ma leggeri nel senso di non troppo ricchi di calorie. Sono cibi che soddisfano il palato fave fresche, piselli, asparagi, zucchine, fragole, ciliegie e le insalate novelle, i nostri desideri di nuovo e la voglia di smaltire le aggiunte al giro vita dell’inverno.