Considerazioni cliniche sul gioco patologico e fenomeno socioeconomico contemporaneo. Il gioco nelle sue varie manifestazioni (giochi di competizione, giochi di simulazione, giochi di vertigine, giochi di fortuna) è presente nell’uomo come una attività spontanea e piacevole che attraversa i tempi storici e l’arco di vita dell’individuo.

Il gioco d’azzardo esprime anche, tra vari significati, una (illusoria) possibilità di riscatto e cambiamento sia sul piano economico – soprattutto in tempi di crisi economica – sia sul piano della identità psicologica del giocatore patologico.

Affinché si costituisca una pratica di gioco d’azzardo sono indispensabili tre condizioni: viene scommesso del denaro o altro valore; la puntata non può essere ritirata; l’esito della giocata è definito prevalentemente o esclusivamente dal caso.

In questi anni sempre più si è posta all’attenzione pubblica la pratica del gioco d’azzardo che riveste interesse oltreché per gli aspetti ludici, anche per gli aspetti commerciali, clinici e legali.

È esplosa l’offerta di giochi legali attraverso una pratica di diffusione e liberalizzazione che ha trovato riscontro nella ampia ricettività del pubblico il quale, soprattutto in un periodo di crisi economica, ha pensato forse di risolvere le proprie difficoltà economiche rivolgendosi alla pratica del gioco.

Aumentando la possibilità di gioco legalizzato attraverso nuove offerte, come lotterie istantanee, gratta e vinci, video poker, bingo, ecc, è aumentato negli anni il numero di coloro che si avvicinano al gioco cosi come il fatturato di chi lo organizza e commercializza.
A titolo informativo si può dare conto che il giro d’affari del gioco che nel 2004 era di 25 miliardi di euro, è cresciuto nel 2009 a ben 53,5 miliardi di euro (dato Aams); rappresenta per fatturato la quinta industria in Italia dopo aziende quali Fiat, Telecom, Enel.

Le indagini statistiche ci dicono che dall’1% al 3% della popolazione adulta si “ammala“ di gioco compulsivo che si configura come una dipendenza senza sostanza, al pari di altre quali la dipendenza da videogiochi o internet e che presenta anche caratteristiche sovrapponibili alle forme di dipendenza più note come quella alcolica; per questo osserviamo nei giocatori in trattamento il desiderio compulsivo, i sintomi astinenziali, il decorso progressivo.

Ciò che caratterizza e differenzia questa dipendenza è la presenza nel giocatore di un pensiero magico che sostiene – in contraddizione alle leggi statistiche che regolano i vari giochi – la creazione e la rappresentazione di illusori sistemi di gioco infallibili e di convinzioni erronee.

A titolo di esempio nel Lotto si giocano (anche perché pubblicizzati) i numeri ritardatari, ritenendo più probabile che siano estratti prima degli altri a motivo del ritardo; in realtà le probabilità di estrazione sono le medesime per ogni numero ad ogni nuova estrazione, trattandosi palesemente di una convinzione erronea del pensiero, non suffragata da riscontri statistici .

Il pensiero magico, espressione di un pensiero pre-razionale sia sul piano filogenetico che ontogenetico, si esalta nella mente del giocatore compulsivo, il quale non accetta il dato ineludibile che il gioco sia governato dal caso; ma ritiene che proprio quella strategia di gioco magari da lui ideata possa essere vincente, ed in ciò si e vince nella sua psicologia la negazione del caso e si enfatizza la possibilità di controllarlo e di determinarlo.

Non è infrequente nella storia clinica di un giocatore compulsivo ritrovare agli esordi della sua pratica una vincita, che sul piano comportamentale costituisce un rinforzo positivo nel proseguire a giocare e sul piano cognitivo un “segnale” che rimanda all’estrinsecarsi del pensiero magico: verosimilmente tornerà a giocare dando rilievo ad aspetti irrazionali come il giocare in quel luogo, in quell’orario,proprio con quella slot machine, ecc.; tutti elementi che evidenziano come il pensiero magico sia in azione e sia contemporaneamente negata la realtà che la vincita è legata al caso e che è buon senso ritirarla e non continuare a giocare… ma ciò appartiene al repertorio comportamentale del giocatore non problematico piuttosto che del giocatore compulsivo.

Un ulteriore aspetto che caratterizza e differenzia questa dipendenza concerne l’ambito economico: il giocatore compulsivo nella sua vicenda dà fondo ai risparmi personali e familiari; si indebita, commette reati per procacciarsi denaro per il gioco e nel trattamento riabilitativo ha un ruolo importante la gestione del denaro che può contemplare la presenza di un tutore che pro tempore, gestisca il denaro del giocatore compulsivo in trattamento e i piani di rientro dei debiti contratti.

Piani di rientro dei debiti di gioco quindi sono decisi in accordo tra tutore e giocatore in trattamento ed hanno bisogno anche di tenere conto sul piano clinico che un azzeramento – laddove possibile – dei debiti in tempi rapidi, possa avere un riscontro negativo per rischio di ricaduta nella pratica del gioco e che pertanto è opportuno siano collocati nel complessivo piano di trattamento del giocatore patologico.

Ad oggi non ci sono trattamenti farmacologici specifici per il giocatore compulsivo ma si utilizzano farmaci per problematiche cliniche frequentemente presenti come l’ansia e la depressione; un altro aspetto di rilevanza clinica concerne l’idea del suicidio che rappresenta per il giocatore una via di fuga nella fase della disperazione, cioè quando i debiti sono molti e le risorse economiche per giocare si sono esaurite.

Nel trattamento del giocatore compulsivo è centrale così l’abbandono delle convinzioni erronee in base alle quali la pratica del gioco compulsivo come i comportamenti di recidiva rimandano all’azione del pensiero magico in contrasto con il dato di realtà del gioco governato dal caso, come anche il sostenere la scelta di astensione dal gioco per l’aftercare.

Come in altre dipendenze ,è importante il coinvolgimento nel trattamento della famiglia la quale a sua volta necessita di un sostegno psicologico, anche perché provata dalle preoccupazioni economiche successive alle perdite di gioco del familiare giocatore patologico.

Si stanno diffondendo quale proposta di trattamento i gruppi di auto aiuto dei giocatori anonimi (GA), sul modello teorico degli alcolisti anonimi (AA) , come gli interventi residenziali brevi di tipo psicoterapico oltreché quelli ambulatoriali presso i servizi pubblici.

La sempre maggiore diffusione del gioco compulsivo ha portato negli anni i gestori del gioco legale organizzato anche in Italia a segnalare l’eventualità di incorrere in comportamenti a rischio di gioco problematico, pubblicizzando la scelta del gioco responsabile e cercando di collaborare con gli enti che si occupano sul piano clinico dei giocatori compulsivi.

In conclusione ed esemplificando, è opportuno avvicinarsi alle varie forme del gioco d’azzardo come manifestazione ludica che è intrinseca all’uomo, utilizzando quel denaro che è superfluo nella propria gestione economica, mai il denaro che è indispensabile per le proprie necessità e mantenendo questa linea di condotta onde prevenire comportamenti di gioco problematico.