l vino è una bevanda biologicamente ricca, della quale fanno parte oltre ad alcol (10-14%) ed acqua (80-94%), sali organici e minerali, acidi organici, fermenti, glicerina, sostanze azotate, enzimi. Fra i sali minerali particolarmente importante è il ferro, considerato utile per combattere l’anemia (vino rosso fa buon sangue).

Inoltre importante il rapporto fra sodio/potassio: poco il primo molto il secondo, il tutto a vantaggio della protezione del cuore dalle aritmie. Gli acidi organici contenuti nel vino accrescono la secrezione gastrica, pancreatica e biliare, facilitando così la digestione. I tannini, antiossidanti naturali, limitano la quantità di radicali liberi e svolgono azione protettiva sul sistema cardio-vascolare.

Recentemente l’interesse degli esperti si è rivolto soprattutto ad alcuni componenti del vino, come i polifenoli (in particolare le proclanidine), sostanze dotate di un discreto potere battericida e di una particolare attività antiaterosclerotica, interferendo tale sostanza nella sintesi dei mucopolissaccaridi e delle fibre collagene (fenomeni che portano alla ostruzione dei vasi). Recenti studi hanno indicato l’effetto benefico di un’altra sostanza, il resveratrolo, contenuto soprattutto nel vino rosso, come inibente la sintesi del colesterolo e delle lipoproteine tossiche, nemici giurati del cuore e dei vasi.

Il vino inoltre contiene dei captatori in grado di diminuire l’afflusso eccessivo dei tanto temuti radicali liberi. Il vino, alimento così complesso, ha tuttavia un componente essenziale, l’alcol etilico, il quale assorbito rapidamente dallo stomaco e dall’intestino passa nel sangue e viene metabolizzato principalmente dal fegato in acetaldeilde.

L’acetaldeilde viene ossidata in acetato e tale acetato passa per la via ossidativa nel ciclo di Krebs o utilizzato come substrato per la sintesi degli acidi grassi. Si comprende facilmente come l’azione tossica dell’etanolo, assunto in eccesso possa provocare epatite alcoolica, steatosi epatica, cirrosi cardiaca, come conseguenza del disordine enzimologico-metabolico mediato dall’alcol.

VANTAGGI DIETETICI DEL VINO CON UN CONSUMO MODERATO E REGOLARE

Il vino:

  •  Contribuisce in modo efficace a mantenere nel corpo l’equilibrio tra acidità e alcalinità, e a metabolizzare in modo corretto, grassi, proteine e zuccheri. Lo stimolo che il vino esercita sul metabolismo zuccherino è provocato dal cromo. Presente fra i suoi componenti, il cromo potenzia l’azione dell’insulina, importante nella prevenzione del diabete. Da segnalare inoltre che i vini dolci contengono esclusivamente o prevalentemente fruttosio, zucchero non dannoso per i diabetici.
  • Stimola la salivazione, la funzione digestiva e la diuresi, per il favorevole contenuto di acidi organici naturali e sali di potassio. L’acidità del vino è simile a quella dello stomaco, mentre l’acqua, se in quantità eccessiva, diluisce l’acidità gastrica e rende difficile la digestione. Per chi soffre di gastrite il contenuto di catechina del vino rosso è utile perché riduce la produzione di istamina, legata alla sovrabbondante secrezione acida dello stomaco.
  • Il contenuto di glicerina stimola e rinforza le contrazioni della muscolatura liscia dell’intestino agendo favorevolmente contro le coliche epatiche e la stitichezza.
  • Potenzia le difese immunitarie con forte azione antiossidante (i polifenoli agiscono contro i radicali liberi).
  • Migliora l’assorbimento di alcuni minerali (calcio, ferro, rame) e della vit. C , per effetto dell’acido tartarico.
  • Esercita una forte azione anti-trombotica, riduce il colesterolo LDL, aumenta il colesterolo HDL, grazie al resveratrolo che ha azione più efficace dell’aspirina, come antiaggregante piastrinico, si comprende facilmente l’importanza di questo dato nella prevenzione dell’infarto e dell’angina pectoris, inibendo – limitando la formazione di trombi nell’interno dei vasi.
  • Il vino quindi, dall’analisi degli effetti sopraelencati, svolge un ruolo protettivo, proprio in base alla attenuazione del disordine lipidico – aggregazione piastrinica, verso i rischi dell’ipertensione – aritmie – infarto cardiaco.

Infatti studi statistici evidenziano come in Francia, pur con un regime alimentare simile agli USA, si abbia una incidenza nettamente inferiore di malattie cardio-vascolari, pari a circa un quarto rispetto rispetto agli USA; questo risultato positivo è stato definito “paradosso francese”, confermato dal fatto che negli stessi USA esistono differenze significative fra stato e stato in correlazione al consumo di vino.

DANNI DA ABUSO DI ALCOL

I danni che l’abuso di bevande alcoliche può provocare al fegato, al sisema nervoso centrale e periferico e all’equilibrio psichico sono ben noti.

Stanno tuttavia emergendo una serie di studi di tipo statistico e di laboratorio che confermano quanto tradizionalmente si pensava e cioé che bere un quarto di vino al giorno fa bene alla salute; l’alcol svolge una azione protettiva sul sistema cardio-vascolare, attraverso la tendenza alla normalizzazione del disordine lipidico – aggregazione piastrinica.

Un recentissimo studio (Kenneth M ET COLL “pubblicato su New England Jurnal of Medicine, 2003) ha confermato la riduzione dell’incidenza dell’infarto del 32-37% in persone che assumono abitualmente uno o due bicchieri di vino o altra bevanda alcolica tra le tre e le sette volte a settimana; ma se si aumenta la quantità di alcol gli effetti protettivi per il cuore diminuiscono progressivamente: tre “drink” di alcol al giorno portano un abbassamento del rischio di infarto solo del 22%.

La diminuizione del rischio di infarto è risultata del tutto indipendente dalla presenza nei soggetti esaminati di altri fattori di rischio: fumo, sovrappeso, tendenza ereditaria ai disturbi cardiaci.

ECCESSO DI ETANOLO E CARDIOPATIE

E’ stato ampiamente dimostrato come l’eccessivo consumo di alcol si associa a disfunzione ventricolare sinistra e a volte anche ad una cardiopatia clinicamente conclamata, nella patogenesi del danno miocardico da etanolo hanno rilevanza l’effetto tossico diretto dell’etanolo o dei suoi metaboliti, la malnutrizione, l’ipertensione concomitante, l’aumento della massa ventricolare ed eventualmente anche gli additivi presenti nelle bevande alcoliche.

E’ noto che circa un terzo degli alcolisti asintomatici presentano segni ecocardiografici di cardiomiopatia dilatativa e che l’abolizione dell’alcol migliora la funzione cardiaca o per lo meno arresta il suo deterioramento. Alcuni autori (Nicolas Jm, Et Coll, nel loro lavoro “The effect of controlled drinking in alcoholic cardiomyopathy” ann. intern. med. 2002: 136,192) hanno evidenziato come dopo 1 anno, tutti i pazienti che avevano cessato di bere alcolici, presentavano un significativo incremento della frazione di elezione del ventricolo sinistro, espressione di un netto miglioramento della funzione della pompa cardiaca; il controllo eseguito dopo 4 anni ha mostrato che la frazione di eiezione ventricolare sinistra aveva continuato a migliorare, sia nei soggetti in astinenza che in quelli il cui consumo di bevande alcoliche era stato moderato e controllato.

Gli autori infine concludono affermando, in questo importante studio, che al di sotto di 60 grammi/die di etanolo non si verifica danneggiamento miocardico e che tale soglia è da considerarsi valida anche nei confronti della miopatia e della epatopatia etilica. Nicolas e Coll, fanno infine un’altra osservazione, quando la funzione cardiaca mostra un deterioramento in un paziente che si presume sia astinente o quasi astinente, probabilmente vi è un’altra condizione patologica responsabile oppure il paziente non dice la verità.

Infine, dice Nicolas, non tutti gli etilisti cronici e i forti bevitori vanno incontro a disfunzione cardiaca e che spesso nella patolgenesi della cardiomiopatia alcolica è presente una componente genetica. Altri autori (Wjnne J., Et Coll, Not Shaken, ann. inter. med. 2002; 136, 247) hanno osservato come il miglioramento della funzione cardiaca in soggetti che continuano a bere moderatamente potrebbe essere dovuto ad un effetto soglia, per cui il danno da etanolo si verifica soltanto al disopra di un determinato livello di consumo (60 gr./die ?), infatti molti studi epidemiologici hanno indicato la possibilità di una cosidetta “onda U” della mortalità in funzione dell’abuso di alcol con un moderato uso di etanolo associato a bassa mortalità.

CONCLUSIONE SEMPLICE

Il consumo moderato di alcolici e di vino in particolare, fa bene al cuore e riduce la mortalità. Il consumo esagerato di alcolici fa male al cuore, al fegato, al sistema nervoso e aumenta drasticamente la mortalità, come dice Winne, ipotizzando la curva “U” della mortalità da abuso di alcol.