Un fenomeno di cui si sente parlare, purtroppo, molto spesso. Portato alla ribalta da riviste, quotidiani e programmi di divulgazione scientifica, è il binge drinking, molto diffuso fra i giovanissimi non ancora giunti alla pubertà.

Nella definizione più comunemente accettata, il concetto di binge drinking, che fa parte del fenomeno dell’alcolismo giovanile, significa consumare cinque o più bevande alcoliche una dopo l’altra. I ragazzini che si rendono protagonisti del fenomeno hanno una fascia di età compresa fra i 10 e gli 14 anni!

Un periodo di vita particolarmente significativo se pensiamo che si tratta ancora di bambini.

Questa pratica di alcolismo giovanile comporta l’ubriacarsi pesantemente e rapidamente , spesso durante il fine settimana o durante le vacanze. Il modo per farlo è semplice: bere un massimo di alcol in un breve periodo di tempo.

L’adolescenza è il tempo di tutte le scoperte. Tra queste c’è l’incontro con l’alcol.
Così esso diventa un “divertimento” da non perdere, durante gite o incontri di gruppo.

Questa ricerca di emozioni forti può avere gravi traumi, disturbi respiratori, coma etc.

Inoltre, le frequenti “bevute” possono causare danni cerebrali nei bambini come negli adulti, chiaramente però, più si è giovani e meno il corpo è in grado di sopportare massicce dosi di alcol.

I danni sono dovuti alla riduzione sostenibile della neurogenesi nell’ippocampo, che svolge un ruolo importante nella funzione della memoria. Queste lesioni sul cervello sono irreversibili e lasciano cicatrici indelebili sulle capacità mnemoniche.

Naturalmente il compito di vigilare sui bambini e sul fenomeno dell’alcolismo giovanile, spetta alla famiglia e alla scuola, soprattutto i genitori non devono sottovalutare il problema o trattarlo come un’esperienza “da fare” in fase di crescita.

I segnali sono facilmente riconoscibili, pertanto intervenire subito è di vitale importanza.
Lo stesso compito spetta agli insegnanti che hanno la possibilità di “monitorare giornalmente” gruppi di ragazzini, amici fra loro, che mostrano comportamenti inusuali.

In questo caso, indagare e informare chi di dovere oltre a essere una necessità per la tutela del minore è anche un dovere civico e morale.